CORPO GUARDIE DI CITTA'
AZIENDA CERTIFICATA
DAL 2012


ISTITUTO DI VIGILANZA
CON N 3 SECURITY_MANAGER CERTIFICATI_UNI_10459:2017





Press area e News

condividi su :



NEWS
16/01/2012 - 22/01/2012
APPELLO DELLE GUARDIE DI CITTA': IL GOVERNO NON TAGLI I FONDI ALLA DIREZIONE INVESTIGATIVA ANTIMAFIA
La DIA è stata istituita con legge 30 dicembre 1991 n. 410[1], a seguito dell'intensificarsi della lotta alla mafia, che porterà alla morte del magistrato Giovanni Falcone, suo principale ispiratore e promotore, ed è stata creata con la decretazione d'urgenza durante il governo Andreotti VII, ed al suo ministro della giustizia Claudio Martelli.
La struttura precederà la nascita della Direzione nazionale antimafia[2], col suo capo il Procuratore nazionale antimafia, e le Direzioni distrettuali antimafia, diffuse su tutto il territorio nazionale presso le 26 Corti d'Appello.
Il primo capo della DIA è stato il generale dei Carabinieri Giuseppe Tavormina.
La DIA è istituita nell'ambito del Dipartimento della pubblica sicurezza del Ministero dell'interno. Ha per il perseguimento dei propri obiettivi istituzionali totale autonomia gestionale e amministrativo-contabile. Il suo assetto organizzativo è definito dal Ministro dell'interno con propri decreti, sentito il Consiglio generale per la lotta alla criminalità organizzata.
Prevede al vertice della struttura un direttore, scelto a rotazione tra gli ufficiali del corpo della Guardia di Finanza, ufficiali dell'Arma dei Carabinieri e alti funzionari della Polizia di Stato, che abbiano maturato una specifica competenza nel settore della lotta al crimine organizzato. Dal 1 luglio 2011 il direttore è il dirigente generale di Pubblica sicurezza Alfonso D'Alfonso. Per l'esercizio delle sue funzioni, il direttore si avvale della collaborazione di due vicedirettori, ad uno dei quali è anche affidata la funzione vicaria, che hanno il compito di sovrintendere rispettivamente alle attività operative ed a quelle amministrative. L'organizzazione si compone di una Struttura centrale a Roma, articolata in 3 reparti (”Investigazioni preventive”, ”Investigazioni giudiziarie” e “Relazioni internazionali ai fini investigativi”) e 7 uffici[3], e di una struttura periferica, costituita da 12 centri operativi (Torino, Milano, Genova, Padova, Firenze, Roma, Napoli, Bari, Reggio Calabria, Palermo, Catania, Caltanissetta) e 7 sezioni operative (Trieste, Salerno, Lecce, Catanzaro, Messina, Trapani, Agrigento[4]), per un totale di circa 1.300 uomini.
La DIA ha il compito effettuare indagini di polizia giudiziaria relative a delitti di associazione di tipo mafioso e di assicurare lo svolgimento delle attività di investigazione preventiva attinenti alla criminalità organizzata. Assume particolare importanza la prerogativa che ha il Direttore della D.I.A. nel proporre ai Tribunali competenti per territorio l'irrogazione di Misure di Prevenzione, sia a carattere personale (sorveglianza speciale...)e sia a carattere patrimoniale (sequestro dei beni). In quest'ultimo campo sono stati sequestrati beni per quasi 12 miliardi di euro e confische per quasi 2 miliardi di euro. Inoltre sono stati arrestati circa 9.000 persone sospettate di associazione mafiosa.
In particolare, la Direzione nazionale antimafia, coordinata dal Procuratore nazionale antimafia, e le direzioni distrettuali antimafia si avvalgono della struttura della DIA per le proprie indagini.
APPELLO AL GOVERNO
La prevenzione e il contrasto alle mafie richiede organizzazione e specializzazione. Per questo motivo, agli inizi degli anni Novanta, Giovanni Falcone si adoperò per la creazione della Direzione investigativa antimafia e della Direzione nazionale antimafia.
Grazie a queste strutture e alla sua legislazione in materia, l’Italia è divenuta un modello internazionale sul fronte antimafia. Oggi, una parte di questo patrimonio rischia di essere compromesso in modo irreparabile. Nel disegno di legge sulla stabilità, il Governo ha annunciato tagli del 20% agli stipendi del personale della DIA e un taglio di 13 milioni di euro sino al 2013, su un bilancio complessivo di 20 milioni. È stata annunciata, inoltre, la chiusura delle sedi distaccate della DIA a Trapani, Lecce e Trieste.
IL Corpo Guardie di Città invita il Governo a ritirare immediatamente questo provvedimento che non trova giustificazione alcuna, nemmeno sotto il profilo economico. Dal 1992 ad oggi, infatti, grazie al lavoro della DIA sono stati confiscati beni per valore di 12 miliardi di euro. Un risultato importantissimo sul fronte dell’attacco ai patrimoni mafiosi che, come più volte ha affermato lo stesso Ministro dell’Interno Maroni, costituisce un pilastro fondamentale per la sconfitta della criminalità organizzata. In questo momento di crisi che stiamo attraversando è giusto e giustificato tagliare delle spese, ma non certamente quelle legate alla sicurezza e al contrasto alle mafie.
Rammentiamo che queste organizzazioni criminali, secondo la Commissione parlamentare antimafia, gestiscono un giro d’affari di 150 miliardi di euro all’anno e costituiscono una “zavorra” allo sviluppo economico del nostro Paese e una concreta e reale minaccia alla nostra democrazia.
L’Istituto di Vigilanza Privata Corpo Guardie di Città ritiene che alla DIA non vadano tagliate le risorse. Al contrario, le risorse vanno incrementate, mettendo a frutto anche i capitali e i beni immobili che sono stati confiscati alle mafie e recuperando il denaro pubblico sottratto alla collettività dagli evasori fiscali e dai corrotti.

Link correlati
   
stampa